ETF o fondi della banca? I numeri che non ti mostrano
Quando vai in banca a investire i tuoi risparmi, il consulente ti propone fondi comuni di investimento a gestione attiva. Quando cerchi online, trovi ovunque consigli sugli ETF. Entrambi investono in azioni e obbligazioni, entrambi sono strumenti regolamentati e sicuri. La differenza è nei costi — e nel lungo periodo quella differenza è enorme.
Come funzionano i fondi attivi
Un fondo comune a gestione attiva è gestito da un team di analisti e gestori che cercano di selezionare i titoli migliori del mercato, con l'obiettivo di battere il proprio indice di riferimento. Per questo servizio paghi una commissione annua di gestione — il TER (Total Expense Ratio) — che varia tipicamente tra l'1,5% e il 2,5% del capitale investito ogni anno.
Attenzione: questo costo viene prelevato ogni anno indipendentemente dalla performance del fondo. Che il fondo guadagni o perda, il gestore incassa la sua commissione.
Come funzionano gli ETF
Un ETF (Exchange Traded Fund) è un fondo che replica passivamente un indice di mercato — come l'MSCI World (le 1.500 maggiori aziende del mondo) o l'S&P 500 (le 500 maggiori aziende americane). Non c'è un team di gestori che sceglie i titoli: il fondo compra semplicemente tutti i titoli dell'indice nella proporzione corretta.
Il costo annuo di un ETF è minimo: tipicamente tra lo 0,05% e lo 0,20% del capitale investito. Dieci o venti volte meno di un fondo attivo.
La matematica impietosa delle commissioni
Immaginiamo di investire 10.000 euro per 30 anni, con un rendimento lordo del mercato del 7% annuo.
Con un ETF al costo dello 0,20% annuo, il rendimento netto è del 6,80%. Dopo 30 anni il capitale diventa circa 71.000 euro.
Con un fondo attivo al costo del 2,00% annuo, il rendimento netto è del 5,00%. Dopo 30 anni il capitale diventa circa 43.000 euro.
La differenza è di 28.000 euro — su un investimento iniziale di 10.000. Non perché il fondo attivo abbia reso meno del mercato, ma solo per effetto dei costi diversi, a parità di rendimento lordo.
"Su 30 anni, una differenza di costo del 2% annuo può dimezzare il capitale finale. Non è un dettaglio: è la differenza tra una pensione dignitosa e una pensione integrativa importante."
I fondi attivi battono il mercato?
La domanda ovvia è: ma se i gestori dei fondi attivi sono bravi, non riescono a fare abbastanza da compensare i costi più alti?
La risposta è chiara e ben documentata. Il rapporto SPIVA di S&P Global — che confronta ogni anno le performance dei fondi attivi con i rispettivi indici — mostra che in Europa, su un orizzonte di 10 anni, oltre l'85% dei fondi azionari a gestione attiva non riesce a battere il proprio indice di riferimento dopo i costi. Non perché i gestori siano incapaci, ma perché i mercati sono efficienti e le commissioni si accumulano ogni anno.
Allora perché le banche vendono fondi attivi?
Perché ci guadagnano di più. Le commissioni di un fondo attivo sono molto più alte di quelle di un ETF, e una parte di queste commissioni viene retrocessa alla banca o al consulente che ha venduto il prodotto. Questo meccanismo, chiamato retrocessione o rebate, è legale ma crea un conflitto di interessi strutturale: il consulente bancario ha un incentivo economico a venderti il prodotto più costoso, non quello più conveniente per te.
Dal 2018 la normativa MiFID II ha introdotto l'obbligo di trasparenza sui costi, ma le commissioni nei prospetti informativi sono spesso presentate in modo da non essere immediatamente comprensibili.
Calcola quanto ti costano le commissioni del tuo fondo nel lungo periodo.
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