Il TFR vale il 6,91% della RAL ed è accantonato ogni anno. Se rimane in azienda si rivaluta del 3% lordo (1,5% + 75% inflazione ISTAT al 2%); su questa rivalutazione si paga ogni anno il 17% di imposta sostitutiva, portando il rendimento netto al 2,49% annuo.
Nel fondo pensione il rendimento storico dei migliori fondi negoziali è circa il 4,5% nominale. Sull'11% di imposta sostitutiva si arriva a circa il 4% netto — significativamente superiore al TFR in azienda.
Al ritiro, il TFR è tassato con l'aliquota IRPEF media degli ultimi 5 anni (qui stimata con la marginale attuale). Il fondo pensione invece usa un'aliquota agevolata che parte dal 15% e scende di 0,3 punti per ogni anno oltre il quindicesimo, fino al minimo del 9%.
Perché la scelta sul TFR è una delle più importanti della tua vita lavorativa
Il TFR è una delle voci più sottovalutate della busta paga italiana. Ogni mese il tuo datore di lavoro accantona circa il 6,91% del tuo stipendio lordo — soldi tuoi, che crescono nel tempo e ti verranno restituiti quando lascerai il lavoro o andrai in pensione. La domanda cruciale è: dove finiscono questi soldi nel frattempo?
Se li lasci in azienda, crescono a un tasso fisso del 2,49% netto annuo — poco, ma garantito. Se li sposti in un fondo pensione, entrano nei mercati finanziari con rendimenti storicamente più alti ma variabili. La differenza, su 30 anni di lavoro, può valere decine di migliaia di euro.
Dal 1° luglio 2026 le regole cambiano: i lavoratori neoassunti nel settore privato vedranno il loro TFR confluire automaticamente nel fondo pensione contrattuale, salvo rinuncia esplicita entro 60 giorni. Se sei già lavoratore, puoi ancora scegliere in qualsiasi momento.
Il simulatore qui sopra ti mostra in pochi secondi quanto potresti guadagnare o perdere in base alla tua età e al tuo stipendio. Non è una scelta da rimandare: ogni anno che passa senza ottimizzare il TFR è denaro che non recupererai più.